Piccola nota in margine all’incontro Resistere oggi alla cultura della guerra.

Piccola nota in margine all’incontro Resistere oggi alla cultura della guerra.

In una sala che avrebbe sicuramente meritato più pubblico, Beatrice Magni e Carlo Cefaloni ci hanno accompagnato in una riflessione composita e complessa: il tema del pacifismo, l’interesse economico della guerra a tutti i costi, la politica decisa nei tavoli dei potentati, l’uso pubblico e talvolta distorto della storia. E’ strano come sia sempre più difficile parlare di certi temi, forse ci siamo assuefatti, forse siamo troppo presi dalla nostra poliformica quotidianità. Però le parole scritte da un giovane Andrzej Jawin sono lì a pungolare e ci richiedono un agire consapevole e costante.

Operaio in una fabbrica d’armi, in Tygodnik Powszechny n. 13, 1958

Non influisco sul destino del globo,
non son io che incomincio le guerre.
Sono con te o contro di te – non lo so.
Non pecco.
E proprio questo mi tormenta:
che non influisco, non pecco.
Tornisco minuscole viti
e preparo frammenti di devastazione,
e non abbraccio l’insieme,
non abbraccio il destino dell’uomo.
Io potrei creare un altro insieme,
altro destino (ma come farlo senza frammenti)
di cui io stesso, come ogni altro uomo,
sarei la causa integra e sacra
che nessuno distrugge con le azioni,
né inganna con le parole.
Il mondo che io creo non è buono
eppure non sono io che lo rendo malvagio!
Ma questo basta?