Che fortuna

Durante una delle nostre chattate veloci, per raccogliere in pochi minuti notizie uno dell’altra, la mia collega Lisa Bentini mi ha girato un testo da proporre in classe. È un testo adatto all’avvio dell’atelier, con la sua struttura ricorsiva, le anafore, il suo andamento colloquiale. È un testo adatto alla classe che ho quest’anno, numerosissima, vivace e pulsante. Un dono.

Strumenti: fogli, matite, un dizionario illustrato, la poesia “Che fortuna” di Allen Ginsberg, qualche immagine dell’autore.

Che fortuna
Son fortunato che ho tutte le dita della mano destra
Che a far pipì non sento tanto male
Che la pancia mi funziona
Che di notte a letto dormo bene, la pennica nel pomeriggio
Che posso far due passi con calma su First Avenue
Che metto insieme duecentomila all’anno

Cantando Eli Eli, scrivendo quello che mi passa per la testa, cesellando primordiali ghirigori, insegnando al college buddhista, scattando con Leica foto di fermate d’autobus da dietro la finestra dei miei occhi

E sentire le sirene delle ambulanze, il profumo dell’aglio e della ruggine, il sapore dei cachi e della passera di mare, camminare scalzo al piano di sopra con le piante dei piedi un po’ desensibilizzate.
Fortunato che posso pensare, e che in cielo può nevicare.

Allen Ginsberg

Procedo con la lettura, una e due volte. Spiego le parole più complesse, guardiamo insieme qualche immagine della First Avenue e della Leica. Ci interroghiamo e ipotizziamo da cosa scaturisca il sentirsi fortunato. Poi tutti a scrivere. Riporto solo un testo, letto con voce ferma da una donna arrivata due anni fa da un Paese dell’Asia Minore, tremendamente bello e ferito.

Sono fortunata che sono arrivata
Altri non sono partiti, altri lo hanno fatto, ma non sono arrivati.
Sono fortunata
che mangio due o tre volte al giorno
che ho una casa, un riparo
che non devo preoccuparmi delle soste
delle minacce di ritornare indietro come ho vissuto a Kelebija
che ho vestiti per coprirmi
che posso parlare
anche se ho ancora paura
ma posso parlare
che studio
che cerco lavoro
che non solo sola
che in fondo al viaggio
la luce l’ho vista.

1 Comment
  • Anonimo
    Posted at 16:05h, 05 Gennaio Rispondi

    Leggendo questi testi mi torna voglia di venire a scuola. Grazie Abraham

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