Ricetta n. 0 Ricominciare

I timori si sono concretizzati: per arginare l’espansione dei contagi da Covid-19, è stata fermata e proibita ogni attività formativa, ludica e di socializzazione.
Siamo tutti attoniti. Insieme ai colleghi ipotizziamo nuovi scenari d’azione, discutiamo per ore su come proseguire le attività e su che taglio dare alle progettazioni che avevamo ideato per la didattica in classe. Anche gli studenti vivono in un limbo, ma ciò che desiderano di più è non perdersi e continuare a sentirsi, anche con un semplice messaggio o un colpo di telefono. Nei giorni scorsi ho preso coraggio e ho chiamato i partecipanti all’atelier di scrittura, per decidere se abbandonare tutto o invece provare a continuare, senza carta, senza i nostri quaderni volanti, senza la fisicità della nostra presenza, senza gli applausi.
Non è semplice riprogettare le attività e nemmeno ipotizzare l’investimento di tempo e risorse da richiedere agli studenti, ma è la studentessa nigeriana Doris a rendermi tutto chiaro: “Sì maestro. Se chiudiamo anche con la scuola, cosa ci rimane alla fine?”. Non è possibile derogare, perché nell’invito di Doris è contenuta la plasticità del messaggio di don Milani del “me ne importa, mi sta a cuore”, l’unica certezza in un momento di spaesamento.
A venirmi in aiuto sono le attività di videoscrittura, di condivisione di immagini e testi previste fin dall’inizio dell’anno: ogni studente ha una sua mail, tutti sanno aprire un file di scrittura. Resta solo da ripensare alla modalità di incontro. Scelgo l’applicazione MEET presente nella Gsuite del nostro Istituto e fisso un incontro. È come ricominciare da zero. Allora…pronti, via!

Ingredienti: un pc, una videocamera, tanta calma (veramente tanta) e il testo di Corrado Govoni, Dolcezze.

Dolcezze

Le domeniche azzurre della primavera.
La neve sulle case come una parrucca bianca.
Le passeggiate degli amanti sul canale.
Fare il pane la mattina di domenica.
La pioggia di marzo che batte sui tegoli grigi.
Il glicine fiorito su pel muro.
Le tende bianche alle finestre del convento.
Le campane del sabato.
I ceri accesi davanti alle reliquie.
Gli specchi illuminati nelle camere.
I fiori rossi sopra la tovaglia bianca.
Le lampade d’oro che s’accendono la sera.
I crepuscoli di sangue che muoion sulle mura.
Le rose sfogliate sul letto dei malati.
Suonare il pianoforte un giorno di festa.
Il canto del cuculo nella campagna.
I gatti sopra i davanzali.
Le candide colombe sui tetti.
Le malve nelle pentole.
I mendicanti che mangian sulle soglie delle chiese.
I malati al sole.
Le bambine che si pettinano l’oro al sole sulle porte.
Le donne che cantano alla finestra

[C. Govoni, Dolcezze, 1907].

 

Leggo il testo una, due, tre volte, nel timore che rumori e problemi di connessione Internet possano ostacolare il primo incontro dell’atelier a distanza. Anche in questo caso, il brano è un insieme di immagini da sfogliare e annusare una dopo l’altra, come i petali di un fiore. Ci soffermiamo su alcuni termini, sulle metafore più ardite, ma il senso di quel miscuglio dolceamaro arriva. Prima della chiusura del laboratorio, alla lettura in plenum seguiva lo spostamento dei banchi e il brusio di sottofondo. Ora invece chiedo a ogni studente di aprire un file su Google Drive, di titolarlo e di scrivere le proprie Dolcezze. Forse perchè ormai è più di una settimana che non lavoriamo in presenza, forse perché il tempo della scrittura è un tempo lento, forse perché alla fine è bello lavorare insieme, ma comunque ognuno riempie la sua pagina, chi con sicurezza, chi con incertezza. Ciascuno con un personale miscuglio dolceamaro. Il tempo della lettura è delegato all’incontro successivo. Infine, un saluto corale.

 

Dolcezze
Il silenzio delle mattine di primavera.
L’odore della pioggia.
Le canzoni dei bambini.
Preparare i dolci per il Ramadan.
I primi giorni nella nuova casa.
Indossare un bel caftano come una principessa.
I bambini quando dormono come angeli.
Il sole al momento dell’alba.
Le parole rassicuranti dei genitori.
Leggere il Corano ad alta voce.
Le lacrime della gioia.
I primi momenti dopo il parto.
Il sorriso del bambino.
Il mio telefono quando è carico al 100%.
Il profumo del caffè.
Aiutare qualcuno.
Gli uccelli che cantano vicino alla finestra.
Sentire la radio.
Pregare la notte del Ramadan.
Le buone notizie.

 

Dolcezze
Ballare;
cucinare il mio pasto preferito;
svegliarsi e vedere un altro giorno nuovo di zecca;
giocare con i bambini e vedere i sorrisi;
guardare il mio film preferito, Harry Potter
sentire la mancanza della gente che mi rende felice;
un amore senza fine;
l’amore di una madre.

 

Dolcezze
I colori bianco e nero che stanno bene su tutto;
il fiore rosa, il cibo appena pronto;
il caffè la mattina;
il colore rosso;
andare la mare,
avere dei bravi figli,
andare in vacanza,
la pizza,
guardare le stelle,
imparare cose nuove,
cucinare,
imparare nuove lingue,
fare i dolci,
guardare la TV,
studiare,
le case con il giardino,
il pesce.

Curiosità:

A. Chiantera, E. Cocever, C. Giunta, Il laboratorio di scrittura a scula, Roma: Carrocci, 2017

C. Govoni, Fiale, Firenze: Editrice Lumachi, 1903

1 Comment
  • Anonimo
    Posted at 14:24h, 28 Giugno Rispondi

    Emozioni che riempiono il cuore e fanno sembrare dolce anche il ricordo di un brutto periodo! 😘

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