Ricetta n.1: Mi piace, non mi piace

Non so dove mi porterà e ci porterà questo atelier di scrittura. Vorrei che fosse l’occasione per avvicinarsi gradualmente, in maniera dolce e rispettosa, verso la descrizione, la narrazione, l’argomentazione, la poeticità. Ho un canovaccio di idee. Sono in classe, iniziamo. Ho comprato un quadernino a testa, di quelli giapponesi, minimali, con le righe e le pagine ingiallite. Saranno i nostri quaderni volanti, che conterranno le scritture, pensate, trascritte, lette, spero condivise.

Presenterò questo percorso sotto forma di ricette, io che in cucina non ci entro mai.

Ingredienti: fogli, matite, un dizionario illustrato, un pizzico di follia, la voce squillante e il testo di Roland Barthes “Mi piace, non mi piace”.

Leggo il testo, lo faccio leggere due o tre volte a voce alta, la prima lettura è stentata, la seconda più liscia, la terza lineare. Il testo prende, ci incagliamo sui nomi dei vini, dei musicisti, del politico-sessuale, ma le immagini arrivano dirette.
Andrei evidenzia, forse, un errore: perchè mi piace i cagnolini? Quando io, l’altro giorno,  ho scritto mi piace italiani, mi hai corretto. E’ già un piccolo focus grammaticale,  mentre glisso sulle licenze poetiche e letterarie!

Guardiamo la struttura, un elenco di oggetti, di nomi e di luoghi. Il resto viene da sé. Pagine più o meno lunghe, qualche risata, il clima è disteso. Manik, appena arrivata nel corso, legge ad alta voce il suo nuovo esperimento di scrittura, in maniera naturale. È premiata dal battito di mani dei compagni:

Mi piace il riso con le verdure, giocare con il cane, leggere i libri di novelle, seminare le piante nell’orto, guidare, aiutare mio marito nel suo lavoro, bere il caffè, visitare il mondo, ascoltare la musica, imparare l’italiano, suonare il violino, aiutare le persone in difficoltà, preparare piatti diversi, trattare bene i miei genitori, prendermi cura dei pazienti, inchinarmi davanti a Buddha, vestirmi bene, mantenere la casa pulita. Non mi piace fumare, l’alcol, il tè alla mattina, lo sporco in casa, mentire, uccidere gli animali, scalare le montagne, l’inquinamento ambientale, stare male, prendere le medicine, andare in palestra, fare del male alle persone, buttare via i cibi.

Nella classe affollata è un prendere coraggio fino all’ultima parola, si sente poi la voce di una signora distinta e silenziosa:

Mi piace vedere la pioggia, la luna e le stelle brillare, andare a sciare, a camminare, guardare l’alba e il tramonto, il tè alla menta ( شاي بالنعناع,), il cous cous, le noci.   Mi piacerebbe tornare a Parigi e anche a Marrakesh, mi piace studiare, la scuola così vedo tante persone, il mare i suoi quattro colori, l’azzurro vicino alla riva, il verde è più avanti, il blu scuro brillante e di nuovo il verde, quasi viola, là in fondo dove volano gli uccelli, le grosse onde di spuma bianca che si abbattono sulla spiaggia. Non mi piace il fumo, non mi piacciono le bugie, l’antipatia, la guerra, il vino, il bullismo, il buio, la paura. Non mi piacciono le persone cattive, la vanità, la gelosia. La mancanza di rispetto, il trucco, le lacrime

Curiosità:

L. Bentini, A.Borri, Leggere per scrivere, Loescher 2016

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